lunedì 18 luglio 2011

MESSINA: Ecco il terzo cimitero della mafia barcellonese. Scoperta un’altra vittima tra Patti e Montalbano. I resti apparterrebbero a Carmelo Grasso che scomparve a soli 18 anni, nel 1995

GAZZETTA DEL SUD - Il cimitero privato della mafia frutto degli ultimi 20 anni di esecuzioni sommarie effettuate con l’atroce sistema della lupara bianca non ha confini. I resti di un altro cadavere sarebbero stati ritrovati grazie alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Santo Gullo che avrebbe indicato il luogo della sepoltura. Il ritrovamento sarebbe avvenuto al termine dell’ennesima campagna di scavi, la terza, realizzata dai vigili del fuoco, su ordine della Procura distrettuale antimafia di Messina che sull’intera vicenda ha imposto il massimo riserbo. La nuova fossa realizzata dai sicari della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi” per occultare le vittime sarebbe stata scoperta in contrada Sidini, sulle impervie alture fra il colle di Tindari e la frazione Braidi del comune di Montalbano Elicona, al confine tra i territori comunali di Patti e Montalbano, lungo il tortuoso percorso della “Lupa”. Il luogo esatto è stato indicato personalmente da Santo Gullo, il meccanico di Falcone che aveva una autofficina ad Oliveri e che dal 4 aprile scorso ha deciso di collaborare con la giustizia rivelando i retroscena di una serie interminabile di omicidi, alcuni mascherati con misteriose sparizioni, di cui egli stesso è stato protagonista assieme a complici della cosca. I resti ritrovati nel cratere scavato dai vigili del fuoco nell’impervia montagna sarebbero dello scomparso Carmelo Grasso, inteso “Picuredda”, un giovane di Oliveri di cui si persero le tracce la sera del 9 aprile del 1995, il giorno prima del suo compleanno. Il giorno successivo alla scomparsa del giovane, quando i genitori ne denunciarono la perdurante assenza da casa recandosi nella caserma di Falcone, avrebbe infatti compiuto 19 anni. Da allora sulla sorte di quel giovane è calato il silenzio, rotto 16 anni dopo dalla voce di un dei sicari, Santo Gullo che assieme ad altri tre complici attirarono la vittima in un tranello sulla montagna e dopo averlo ucciso lo seppellirono in un luogo impervio vicino ad una stalla. Della scomparsa del giovane di Oliveri, Santo Gullo aveva parlato il 4 aprile scorso, quando si presentò al Comando provinciale dei Carabinieri dove iniziò a rivelare i fatti di mafia cui tra l’altro si auto accusava. Dopo il primo incontro con gli investigatori, Santo Gullo, in maniera più esplicita il successivo 8 aprile aveva fatto i nomi degli altri esecutori materiali del delitto, indicandone il luogo e le modalità dell’esecuzione. Sulla sparizione di Carmelo Grasso, Santo Gullo disse «che avvenne per ragioni di droga. A commetterlo fummo io l’ex macellaio Nino Calderone inteso “Caiella”, di Barcellona, Carmelo Triscari Barberi originario di Tortorici e all’epoca residente a Oliveri (poi rapito e ucciso un anno dopo con analoghe modalità il 4 gennaio del 1996 e di cui si cerca ancora il cadavere sulle alture di Basicò, ndr) e Nunziato Siracusa di Terme Vigliatore. A sparare – aggiunge Gullo – fu Nino Casella, mentre a destinazione, nella frazione di Braidi, lo portò Carmelo Barberi Triscari. Noi eravamo li ad aspettarlo». Il pentito nel verbale reso agli investigatori l’8 aprile scorso aggiunge poi: «Anche questo cadavere è stato seppellito in una frazione di Braidi. Sarei in grado di indicare il luogo del seppellimento, cui partecipammo tutti e quattro». E così è stato, Santo Gullo avrebbe indicato il luogo cui si arriva dopo avere percorso una impervia trazzera alla quale si accede dalla strada provinciale che da Scala di Patti conduce verso la frazione Moreri. Gli abitanti del luogo chiamano questo impervio percorso come la strada della Lupa. Poco prima di arrivare al bivio che separa le strade per Moreri e Braidi, si imbocca la trazzera che conduce in un luogo scosceso dove 16 anni fa era stato seppellito il giovane. Il cratere, circoscritto, rimasto sul posto senza alcuna vigilanza è indizio certo del ritrovamento del cadavere. Continuano invece le ricerche sull’altro fronte del cimitero della mafia, tra Tripi e Basicò dove l’escavatore dei vigili del fuoco non ha ancora finito di scandagliare il sottosuolo del cocuzzolo di contrada Parmidderi dove si cercano i resti di Carmelo Triscari Barberi, sicario della mafia, ucciso un anno dopo.

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